Storia

Le prime società di mutuo soccorso vengono costituite intorno alla metà del XIX secolo. Con finalità principalmente mutualistiche e più generalmente solidaristiche.

 

Con le quote di adesione dei soci, e qualche lascito, esse costituiscono dei fondi che vengono impiegati a sostegno dei soci in particolari momenti di difficoltà: malattie, perdita del posto di lavoro, morte prematura del capofamiglia.

 

Tra gli interventi solidaristici però non manca quello che potremmo definire 'culturale'. Le società costituiscono spesso piccole biblioteche sociali a disposizione della collettività o  intervengono a favore dei figli dei soci con contributi per l'acquisto di libri, quaderni, matite, ecc. Iniziative di questo genere a Omegna datano a partire dal 1881, anno in cui viene aperta dalla società operaia la prima biblioteca circolante.

 

Fin dall'inizio, e questo in particolare nelle società operaie di mutuo soccorso, si riscontra una diffusa  convinzione che tra le attività solidaristiche  un posto di rilievo dovesse spettare alle iniziative per  la crescita culturale dei soci. L'istruzione e la cultura, così come la salute, il lavoro, i bisogni quotidiani, sono ritenuti valori fondamentali e in quanto tali iscrivibili  tra quelli solidaristici.

 

Fin dai suoi primi passi, a partire dal 1872, la Società Operaia di Mutuo Soccorso di Omegna, pur perseguendo come le sorelle finalità mutualistiche classiche a favore dei soci, evidenzia una particolare vocazione 'culturale',  proponendosi esplicitamente l'obiettivo ' di elevare  le basi morali  e intellettuali  del proletariato'.

 

Questa vocazione culturale trova il suo momento più alto  con la Il Cine Teatro Sociale nei primi anni del 1900costruzione  di un teatro,  il Teatro Sociale, che viene inaugurato nell'agosto del 1902 con una rappresentazione della  compagnia milanese di Gaetano Sbodio e Davide Carnaghi.


Il teatro, luogo di spettacolo e di cultura per eccellenza, diventa a partire dai primi del novecento    lo strumento operativo principe dell'azione culturale della società. Diventa anche uno dei suoi problemi,  perché gestire il teatro in modo economicamente vantaggioso non è facile e perché all'interno del direttivo  c'è chi vede l'impegno nel teatro come un svilimento delle finalità solidaristiche  della società.


Intorno ai modi e ai  temi, anche politici, della gestione del teatro, e questo fino al secondo dopoguerra, si incentreranno il dibattito e le lotte di potere interni alla società, con la componente socialista favorevole all'opzione teatrale e quella liberal borghese tendenzialmente contraria.


La direzione  borghese e liberale che subentra nei primi anni del novecento a quella socialista degli ultimi decenni dell'ottocento, che aveva fermamente voluto il teatro, sottolinea in un animato dibattito assembleare ( 1909)  che lo scopo della società  è e deve essere  quello  'solo e unico  del mutuo soccorso fra gli operai in caso di malattia o d'impotenza al lavoro' . Così il teatro,visto più come fonte di problemi finanziari che come opportunità di crescita e di benessere dei soci, dopo l'insuccesso di un timido tentavo di gestione interna, viene prima affidato a gestioni esterne con risultati sempre negativi, poi per lunghi periodi rimane chiuso, infine viene requisito dall'esercito che lo trasforma in caserma. E come tale esso resterà fino alla  prima guerra mondiale.

 

Il ritorno alla guida politica della società da parte dei socialisti nel 1914 riporta in alto  l'interesse per il teatro. L'edificio viene sgomberato, restaurato e restituito alla sua funzione teatrale . Il  pessimo risultato economico della prima rappresentazione (1916), un deficit di 90 lire di allora,  riporta però di nuovo, dopo animate polemiche, prima a una nuova  chiusura, poi a una breve  rioccupazione da parte dei militari, e quindi  a una lunga alternanza di periodi di chiusura e di riapertura,  sempre in forma di gestioni esterne affidate a privati.

 

Una nota della sottoprefettura di Pallanza  del 1924 ci consente di datare a prima di quella data  la comparsa del cinema al teatro Sociale. Le rappresentazioni cinematografiche non consentono comunque di migliorare la situazione finanziaria . Al punto che nel '27 gli amministratori in carica pensano all'alienazione dello stabile, e in un'assemblea del '29 viene accolta la proposta di vendita diretta, dopo il tramonto dell'idea di cedere il teatro all'ospedale.

 

Il problema dell'alienazione si trascina, tra polemiche e lotte intestine  fino al 1931, poi viene accantonato anche per le difficoltà tecnico giuridiche di un'eventuale vendita.
Con l'arrivo e il grande successo del cinema sonoro negli anni '30 e '40' il teatro Sociale  diventa a tutti gli effetti prevalentemente una sala cinematografica,  in grado di ospitare occasionalmente altri tipi di spettacolo: teatro e operetta soprattutto.


Nel secondo dopoguerra a Omegna  il Sociale,  in gestione a privati,   è in concorrenza con altre due sale, lo Splendor e l'Alfieri . La  programmazione cinematografica è giornaliera.


Gli anni cinquanta e ancora più quelli del boom economico e della conquista dei diritti e dell'estensione del welfare fanno venire meno la funzione istituzionale solidaristica e mutualistica della SOMS, i cui interessi e la cui attività possono così direzionarsi  con risolutezza e senza più polemiche verso la missione culturale.


Nel 1966, alla scadenza dell'ultimo contratto novennale d'affitto, i giovani soci che sono nel frattempo approdati alla guida della società, influenzati dalle tensioni sociale e culturali di quegli anni, vedendo nella disponibilità della sala uno straordinario strumento di intervento culturale e di promozione sociale per il movimento operaio, decidono di gestire in proprio il cinema. Il loro primo passo è quello di ammodernare la sala.  Il cinema teatro Sociale esce dall'intervento di ristrutturazione più o meno come appare ora.

 

Scomparse le colonne che sostenevano la galleria, eliminate la balconate laterali, riposizionato lo schermo, il Sociale è ora più che altro una sala cinematografica, a cui è stata comunque mantenuta la funzione teatrale. E' rimasto infatti il palcoscenico, ci sono i camerini,  le quinte e le strutture sceniche. Il  3 febbraio 1967 il nuovo cinema teatro è pronto, e viene inaugurato ' noblesse oblige ' non da uno spettacolo cinematografico ma da uno spettacolo teatrale con Giulio Bosetti e Laura Lazzarini.


Gli anni successivi, grazie anche al momento d'oro del cinema, sono positivi per la nuova gestione che dà il via ad un'operazione culturale che contrassegnerà il futuro della società . Il primo passo del nuovo corso è l'apertura nella programmazione commerciale di uno spazio culturale settimanale gestito dai giovani di un Circolo Culturale affiliato all'Arci . Il secondo passo, siamo nel 1971, è la fusione del Circolo del Cinema di Omegna con il Cineforum della Federazione  Italiana Cineforum che dal 1964 proponeva una programmazione cinematografica presso il cinema Vittoria di Crusinallo.


Il Cineforum Arcific di Omegna diventa presto uno dei cineforum più importanti d'Italia, per numero di soci e per il ruolo che i dirigenti omegnesi  svolgono  negli organismi Nazionali della Fic e nel comitato di redazione della prestigiosa rivista 'Cineforum' . L'ambiente in cui opera il cineforum  diventa  il brodo di coltura di un gruppo di intellettuali che segnerà profondamente la vita culturale, politica e sociale di Omegna.


La crisi di spettatori del cinema degli anni settanta e ottanta, in parallelo con l'ascesa della televisione, segna profondamente l'attività del Sociale. Dai 100.000 spettatori annui del 1974 si passa ai 13.000 del 1988. La crisi è durissima e ne fanno le spese tutte le sale cinematografiche italiane, molte delle quali sono costrette a chiudere. Il Sociale si salva grazie all'opera dei volontari che lo gestiscono, che sono comunque costretti a ridurre la programmazione ai tre giorni del week end, più il giovedì del Cineforum.

 

Il Cine Teatro Sociale nel 2008

Il 1986 è un altro anno fondamentale nella storia del Sociale . Tra la Società e il comune di Omegna viene siglata una convenzione per l'utilizzo della sala e del teatro. La convenzione non solo formalizza un rapporto di collaborazione già in essere da alcuni anni, ma rappresenta l'architrave di una nuova stagione culturale per la SOMS, che diventa un  importante attore culturale e sociale sulla scena cittadina.

 

Il Sociale ospita e compartecipa all'organizzazione di spettacoli e manifestazioni di vario genere. In un crescendo che lo porta nel giro di qualche anno a diventare la sede di gran parte dell'attività culturale del Comune.

 

Oggi al teatro  Sociale hanno luogo, con cadenza annuale, il cineforum, stagioni teatrali professionali e  amatoriali di grande successo,  programmi di cinema e di teatro  per bambini e ragazzi di ogni ordine di scuola,  e grandi manifestazioni culturali come il premio letterario 'Della Resistenza' Città di Omegna.


La direzione della società si impegna in una assidua opera di  ammodernamento delle strutture e dei dispositivi tecnici: nel 1987 vengono installate le nuove 431 poltroncine, nel 1988 viene ristrutturata nella forma e nei colori attuali la facciata, nel 1989 viene sostituita la vecchia macchina di proiezione a carboni e raffreddata ad acqua con una modernissima kinoton.  Nei primi anni novanta vengono sostituiti l'impianto di diffusione sonora e tutti i tendaggi.


Mantenere la sala ai massimi livelli tecnologici per poter competere in uno scenario difficile per 'il grande schermo' e offrire un servizio di elevata qualità alla collettività  sono gli  imperativi che ormai guidano la SOMS.

 

Nel 2006 il cinema è stato dotato di un impianto di proiezione digitale che è servito pe la trasmissione live di eventi operistici, teatrali e musicali . L'impianto fornito da DIGIMA è stato purtroppo superato dall'evoluzione tecnologica e oggi non consente la proiezione nel  formato DCP (l'unico in cui vengono distribuiti i film ). Questo ha imposto la sospensione delle poiezioni  da fine maggio 2014 e l'avvio di una campagna di ricerca e raccolta fondi denominata "SALVIAMO IL SOCIALE" finalizzata all'acquisto e all'installazione di un nuovo sistema di proiezione digitale DCP.

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